04/05/2012
La somministrazione ai bambini nati sottopeso di supplementi di acidi grassi Omega 3, contenuti nell'olio di pesce e nella margarina e olio di canola, li protegge da attacchi di cuore e ictus più tardi nella vita.
È questa la conclusione di una ricerca dell'Università di Sydney, pubblicata sul Journal of the American Academy of Pediatrics, secondo cui i bambini di peso sotto norma sono a rischio di accumulo di grasso e placca nelle arterie e di indurimento dei vasi sanguigni, il che può portare a malattie cardiovascolari negli anni successivi.
La ricerca guidata dal prof. Michael Skilton dell'Istituto obesità, nutrizione, esercizio e disturbi dell'alimentazione di base nell'ateneo, ha studiato 616 bambini, divisi in due gruppi. A un gruppo sono stati somministrati quotidianamente supplementi di olio di pesce oltre ad includere nel cibo margarina e olio di canola, fino all'età di cinque anni.
L'altro gruppo ha ricevuto supplementi di olio di girasole oltre a margarina e olio ricchi di acidi grassi Omega 6. Quando hanno raggiunto gli otto anni, le loro arterie sono state testate per individuare i primi segni di malattie cardiovascolari.
I bambini del secondo gruppo avevano pareti arteriose più spesse se erano più piccoli alla nascita, mentre simili risultati non sono emersi nel gruppo che aveva ricevuto supplementi di Omega 3.
I bambini considerati piccoli nella ricerca appartenevano al 10% di peso più basso fra tutte le nascite in Australia. ''I risultati della ricerca suggeriscono che i bambini nati piccoli possono beneficiare dalla somministrazione quotidiana di supplementi Omega 3. Per confermare questo, tuttavia, saranno necessari ulteriori studi'', scrive Skilton. (fonte: BlitzQuotidiano)
04/05/2012
Le arance rosse possiedono un elevato contenuto di antocianine, potenti sostanze antiossidanti responsabili dello straordinario colore di questi frutti. Proprio le antocianine delle arance rosse pongono questi frutti al vertice di una sana alimentazione, con effetti positivi anche sulla linea. Le arance rosse, infatti, aiutano a ridurre l'assorbimento dei grassi in eccesso, contrastando l'obesità, ma si rivelano efficaci anche nel diminuire lo stress ossidativo nei pazienti diabetici, oltre a proteggere il Dna e a contrastare i fattori di rischio cardiovascolare. Ora i ricercatori del Progetto europeo Athena hanno identificato il gene responsabile dell’alto contenuto di antocianine delle arance rosse e hanno scoperto come questi geni interagiscono con il clima caratteristico della Sicilia per creare frutti così colorati e, soprattutto, salutari. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Plant Cell, è stato condotto dal John Innes Centre di Norwich, Gran Bretagna, e dal Centro di Ricerca per l'Agrumicoltura e le Colture Mediterranee di Acireale. È noto che le arance rosse sviluppano il loro alto contenuto di antocianine, e quindi il colore peculiare, solo in determinate condizioni ambientali. Hanno bisogno di giorni caldi e notti fredde, queste ultime necessarie soprattutto durante la fase della maturazione. In assenza di queste condizioni climatiche, i frutti non riescono a produrre una quantità sufficiente di antocianine e finiscono per somigliare molto alle comuni varietà di arance bionde. Proprio il clima tipico dell’area del monte Etna è quello ideale per il loro corretto sviluppo. Ricercatori italiani e britannici, nell’ambito del Progetto europeo Athena, hanno puntato la lente sulle caratteristiche genetiche responsabili di questo fenomeno. Hanno così identificato un gene, a cui è stato dato il nome di "Ruby", responsabile dell’attivazione della produzione di antocianine. Ma questo gene è presente sia nelle arance rosse sia in quelle bionde. Allora perché il colore rosso è tipico soltanto di una specie e solo a determinate condizioni climatiche? La risposta viene da un’altra caratteristica del gene Ruby presente nelle arance rosse, capace di influenzarne l’attività. "Questa parte - spiega Eugenio Butelli, primo autore dello studio - appartiene alla categoria di sequenze del Dna chiamate retro-trasposoni. Quello identificato da noi è inserito accanto al gene Ruby e controlla la sua attività. In pratica, questo particolare retro trasposone è responsabile della cascata che porta alla produzione di antocianine".
Diversi studi hanno dimostrato che un consumo di succo di arance rosse riduce lo stress ossidativo nei pazienti diabetici, protegge il Dna dal danno ossidativo e può ridurre i fattori di rischio cardiovascolari nella stessa misura in cui avviene con altri cibi ricchi di antocianine. È chiaro quindi che le arance rosse rappresentano una risorsa importante per la salute e la prevenzione delle malattie. Una migliore conoscenza delle basi genetiche e molecolari della produzione di antocianine in questi frutti può spianare la strada, attraverso l’ingegneria genetica, verso varietà di arance rosse che possano essere coltivate anche in climi più caldi. In questo modo sarebbe possibile allargare la coltivazione e contribuire ad una maggiore disponibilità di questo particolare tipo di agrumi". "Lo studio - commenta Giuseppe Reforgiato Recupero, del Centro di Ricerca per l'Agrumicoltura e le Colture Mediterranee - sottolinea ancora una volta l’unicità dell’ambiente in cui le arance rosse sviluppano appieno il loro potenziale benefico. Il freddo, infatti, non è una condizione sufficiente: le basse temperature inducono la produzione di antociani, ma è pur vero che i giorni assolati e caldi sono necessari per avere un frutto dolce e gustoso. "Questo spiega le difficoltà incontrate quando si prova a far crescere arance rosse in luoghi geografici che non siano quelli attorno al monte Etna".
"L’effetto immediato della n
04/05/2012
Scritte in etichette più grandi, stop ai marchi ingannevoli e al segreto sui nomi delle aziende che importano olio dall’estero, ma anche test della verità probatorio per la classificazione delle caratteristiche qualitative. Sono alcune delle novità contenute nella proposta di legge "salva-olio made in Italy" presentata con il sostegno di Coldiretti, Fondazione Symbola e Unaprol (Consorzio Olivicolo Italiano), con la sfida della qualità per costruire un’alleanza tra consumatori e produttori e difendere l’eccellenza del nostro patrimonio olivicolo nazionale. Un sistema di norme a tutela dei consumatori e della reale concorrenza tra le imprese, in grado di preservare l’autenticità del prodotto, la veridicità della provenienza territoriale e la trasparenza delle informazioni.
Innanzitutto, sottolineano Coldiretti, Symbola e Unaprol, si punta a risolvere il problema della scarsa leggibilità delle etichette, che impedisce ai consumatori di conoscere la reale provenienza di quanto portano in tavola. Le lettere della scritta riportante l’origine dell’olio dovranno avere un’altezza minima di 1,5 centimetri ed essere ben visibili rispetto al colore del fondo. Nel caso di miscele di oli di oliva estratti in un altro Stato membro o Paese terzo, la dicitura va preceduta dal termine 'miscela', stampato anch’esso in maniera ben evidente rispetto alle altre indicazioni. Per assicurare le caratteristiche qualitative dell’olio è attribuito valore probatorio al panel test che potrà così smascherare gli oli difettosi in commercio.
Non potranno essere registrati come marchi d'impresa i segni idonei a ingannare il pubblico sulla provenienza geografica delle materie prime degli oli di oliva vergini e - proseguono Coldiretti, Symbola e Unaprol - allo stesso modo sarà vietato anche omettere indicazioni rilevanti circa la zona di origine degli oli di oliva vergini per far credere che le olive utilizzate siano di provenienza diversa da quella effettiva. Ai fini di favorire la trasparenza verso il consumatore, cade il segreto delle importazioni agroalimentari, con gli uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera che metteranno a disposizione di tutti le informazioni a propria disposizione, l’origine degli oli di oliva vergini e delle olive che entrano in Italia. La proposta di legge prevede, altresì, norme più restrittive in tema di traffico di perfezionamento attivo, e cioè l’importazione e la lavorazione di oli stranieri nel nostro paese che poi vengono riesportati, anche per committenti stabiliti in Paesi non comunitari.
Per evitare il rischio frodi è stato individuato anche un preciso parametro che dovrebbe assicurare la qualità dell’olio etichettato come italiano o, comunque, con denominazioni che evocano il Belpaese. Tali prodotti dovranno presentare "un contenuto in metil esteri degli acidi grassi + etili esteri degli acidi grassi minore o uguale a 30 mg/Kg", accertato sulla base di appositi controlli. La presenza di metil esteri nell’olio di oliva, infatti, è legata all’azione di un enzima nell’ambito del normale processo di lavorazione delle olive e non costituisce un indizio di cattiva qualità dell’olio. Diversamente, la presenza di un valore elevato di etil esteri è indice di fermentazione e di cattiva conservazione delle olive. Anche le analisi effettuate saranno pubblicate ed aggiornate mensilmente su un’apposita sezione del portale internet del Ministero delle Politiche agricole. La responsabilità penale di eventuali comportamenti illeciti da parte di soggetti verrà estesa all’ente che rappresentano.
Ma la proposta di legge - concludono Coldiretti, Symbola e Unaprol - prevede una stretta anche sui test per verificare le caratteristiche organolettiche degli oli. Oltre all’inserimento in un apposito elenco nazionale, gli assaggiatori dovranno seguire un rigido codice di comportamento, che va dall’astensione dal fumo e dal cibo prima del test fino al divieto di usare profumi e cosmetici, il cui odore potrebbe confondere l’analisi d
04/05/2012
La naturalità è diventata oggi una delle parole chiave nel campo degli aromi e dei coloranti. Fra i coloranti naturali più conosciuti ci sono la clorofilla e il carotene, mentre con la microalga spirulina è stata trovata anche una fonte naturale per il blu. Altri estratti coloranti vengono ricavati dalla barbabietola, dal cavolo rosso, dagli spinaci e dal sambuco. Per quanto riguarda gli aromi naturali, il mercato va verso sostanze provenienti esclusivamente dal frutto o dalla pianta che dà il nome all’aroma. Non bisogna tuttavia dimenticare che esistono valide ragioni per le quali determinati aromi possono o devono essere ricavati anche da altre fonti naturali. Ad esempio, l`intera coltivazione mondiale di fragole è ormai di gran lunga insufficiente per soddisfare la domanda di aromi naturali ricavati da questo frutto. Esistono, inoltre, aromi naturali "marroni" come toffee, cappuccino, noce, mandorla, caramello e nocciola, gusti indirizzati soprattutto all’industria del latte.
Il passaggio ad aromi, coloranti o ingredienti funzionali di origine naturale è tutt’altro che semplice dal punto di vista tecnologico. Alcuni colori in natura semplicemente non esistono, o comunque le sostanze dalle quali potrebbero essere ricavati sono sensibili o instabili in termini di stoccaggio, temperatura e pH. Attualmente i concentrati coloranti sono più apprezzati di altre sostanze che contengono antocianina per la loro stabilità. Inoltre, sono privi di biossido di zolfo. Per sviluppare prodotti innovativi serve però una profonda conoscenza, che si costruisce con prove di produzione, analisi sensoriali e test di stoccaggio. (fonte: Italgrob.it)
04/05/2012
Cinque progetti scientifici, tutti basati sulla scienza chimica, ideati da giovani ricercatori italiani; idee talmente innovative che, se realizzate, potrebbero cambiare il mondo. Non a caso la Giuria, composta tra gli altri da ben due premi Nobel per la Chimica, Aaron Ciechanover e Gerard Erti, ha deciso di premiare cinque progetti, invece dei due previsti inizialmente. L'iniziativa della Fondazione Cariplo, 'Premio Ricerca di Frontiera' ha visto quindi aumentare la somma stanziata per finanziare i progetti da i 500.000 euro inizialmente previsti a 885 mila euro. La somma di 230 mila euro è andata al progetto primo classificato, condotto da un gruppo di ricerca del Cnr guidato da Giorgio Colombo in collaborazione con l'Università di Milano. Il progetto si propone di condizionare la dinamica delle proteine nodali della cellula tumorale, per poterla riprogrammare in cellula sana. È stato finanziato con 175 mila euro il progetto secondo classificato, condotto da Patrizia Mussini dell'Università di Pavia, in collaborazione col Cnr, che si propone di sviluppare liquidi ionici particolari per generare solventi ecocompatibili capaci di rivoluzionare la sintesi dei composti organici. Il terzo classificato, premiato con un finanziamento di 165 mila euro, è un progetto guidato da Piercarlo Muscarelli dell'Università di Pavia, che si propone di realizzare un microscopio a risonanza magnetica di natura elettrochimica in grado di fornire informazioni fondamentali per il miglioramento di batterie al litio e celle combustibile. Al progetto quarto classificato, guidato da Luca Beverina dell' Università Milano-Bicocca, sono andati 130 mila euro, per aver proposto lo studio di una nuova e più efficiente strategia per realizzare con l'aiuto della luce materiali fotovoltaici di livello nanometrico. Infine, è stato finanziato con 185 mila euro, il progetto quinto classificato, condotto da Maurizio Fagnoni, che si propone un approccio sperimentale per sviluppare agenti chemioterapici da inviare al tumore e rendere successivamente attivi con la luce. (fonte: Federchimica.it)